sabato 20 aprile 2013

Interpretazione personale del “paragone della Caverna” (di Platone)



Il racconto originale è una metafora inventata da Platone per spiegare l’impossibilità di comprendere il proprio piano esistenziale e quelli superiori se non salendo a piani superiori.
Altri hanno ripreso tale concetto sovvertendone le dinamiche, ad esempio poichè comprendere uno stato dimensionale superiore, esistendo in un piano inferiore non è possibile, si deve scendere ad un livello più basso del proprio per comprendere il proprio, infatti solo evidenziando le difficoltà di comprensione di qualcosa di cui si è già pienamente consapevoli si possono intuire pur senza comprenderle le realtà cui non si può aver accesso.
Platone diceva, immagina degli esseri che stanno incatenati dalla nascita in una caverna e rivolti verso una parete, senza la possibilità di muoversi, con alle loro spalle l’uscita.
Cosa possono comprendere di loro stessi e del mondo che li circonda ?
Vedendo solo l’ombra di se stessi impressa dalla luce esterna sulla parete della caverna immaginano di essere delle ombre sul muro, sentono voci e capiscono di non essere soli, ma ci sono solo altre ombre sul muro.
Ecco questo è il loro piano esistenziale e non hanno alcun modo di capirne di superiori.
Solo se uno di essi viene liberato e portato all’esterno può comprendere ciò che stà oltre quel piano, solo in questo modo può superare le barriere mentali.
Molto più recentemente questo racconto è stato utilizzato per descrivere la coscienza di classe, ossia la capacità di comprendere il proprio stato sociale da parte dei lavoratori.
Un lavoratore doveva essere quindi indottrinato per dargli coscienza del suo stato in quanto fino ad allora non si sarebbe mai liberato dai soprusi dei suoi padroni.
Solo dopo la presa di coscienza avrebbe potuto diventare libero di scegliere se continuare a farsi sfruttare oppure reagire.
Per quanto mi riguarda il “Paragone” l’ho ripreso scrivendo i seguenti versi.


                                                                Dentro alla caverna

Dentro alla caverna guardi intorno,
verso il buio con le pupille dilatate.
E la luce alle tue spalle esalta la tua figura,
non sei solo su quelle pareti.

Ti accompagnano altre ombre,
ma quando cerchi di toccarle,
ti accorgi della loro immaterialità.

Tutti insieme a seguire il disegno,
ognuno nella propria bolla di sapone,

Tutti sicuri della propria verità,
rinchiusa in una grande e personale bugia.

Sulle pareti non scende la lacrima
che senti uscire dai tuoi occhi.

È questo forse il motivo per cui,
non ti preoccupi di rivolgerli verso la luce.
Dimensioni superiori


In epoca moderna lo stesso paragone è stato rivisto rovesciando la logica, in un metodo più semplice da perseguire.


Siccome innalzarsi verso un piano superiore necessità di un aiuto superiore esterno a noi stessi.

Come potrebbe infatti il personaggio incatenato a liberarsi dalle catene, ma soprattutto di poterlo e doverlo fare ? come potrebbero i lavoratori auto-istruirsi per comprendere il loro stato sociale ?

Solo con qualcuno più evoluto di loro.

Allora si può invece scendere ad un livello più basso e comprendere da laggiù ciò che succede più in alto, in quanto già ci lo si è compreso.
Un grande filosofo della realtà ha espresso il seguente concetto per dare consistenza a questa logica.

Per dare ad un essere tridimensionale la possibiltà di intuire, o immaginare (pur non potendo comprendere realmente) una quarta dimensione bisogna partire da dimensioni inferiori.

Immaginiamo geometricamente quindi, un essere bidimensionale, “un quadrato consapevole di se”, che viva su un piano di spessore uguale a zero.

Immaginiamo inoltre che un essere tridimensionale “una sfera” altrettanto consapevole che sorvoli lo spazio esistenziale del quadrato.

In questa situazione il quadrato non potrebbe vedere nulla della sfera.

Nel momento in cui la sfera scendendo, attraversasse il piano del quadrato, quest’ultimo vedrebbe apparire dal nulla un punto, che via via diventerebbe ai suo occhi una linea sempre più larga fino a ritirarsi in un altro punto scomparendo infine nel nulla.

Cosa penserebbe il quadrato non avendo mai visto un simile effetto ?

Immaginerebbe di aver avuto la visione di qualcosa di inspiegabile e del tutto fuori dalla sua comprensione.

Allo stesso modo si può immaginare che la sfera dall’alto avrebbe una visione degli esseri bidimensionali molto più ampia di loro stessi, in quanto vedrebbe non solo i loro confini ma anche il loro interno, dentro e fuori contemporaneamente.

Così utilizzando questa logica, possiamo intuire o meglio immaginare cosa un essere quadrimensionale potrebbe percepire di noi esseri tridimensionali, esterno ed interno contemporaneamente, è solo un esempio immaginario ma dà l’idea di ciò si intende per visione superiore.

Inoltre se ci pensiamo bene noi esseri umani abbiamo la capacità di vedere con gli occhi della mente ad esempio nello stesso tempo la nostra casa dall’esterno e dall’interno, questo potrebbe significare che il nostro cervello abbia la capacità di vedere dimensioni superiori, oggi magari è troppo presto ma forse in futuro potremo andare oltre e comprendere moto di più sulla questione.

Pensieri stonati

pensieriStonati

Questa prima parte è un pensiero che non ho formulato nei termini in cui è stato scritto ma lo sento mio poiché lo sostengo ogni giorno nel mio comportamento o almeno così credo e mi ha dato spunto per scrivere quel che segue nella seconda parte .

Quando avremo raggiunto una buona integrazione delle nostra personalità, quando le emozioni non ci manderanno più in tilt, ma sapremo come canalizzarle a seconda delle circostanze, quando sapremo non farci più condizionare dalle opinioni altrui, ma useremo attivamente e autonomamente la facoltà del pensiero e del giudizio critico, quando sapremo rispettare le esigenze del nostro organismo e saremo attenti ai suoi messaggi, senza più dover delegare la nostra salute ad altri, quando conosceremo a fondo il meccanismo dell'intuizione e potremo avvalerci di uno strumento in più ogni qualvolta saremo di fronte ad una scelta, quando avremo avuto il coraggio di guardare in faccia anche ciò che di noi stessi non ci piace o non accettiamo e non avremo più bisogno di buttare addosso ad altri il peso di errori o limiti che sono essenzialmente nostri, quando sapremo cogliere ogni situazione nella sua unicità e nel suo divenire, imparando ad intervenire nel modo più congruente ed efficace, e quando sapremo cogliere nel mistero di un fiore che sboccia il richiamo di leggi forse più grandi di noi, e manterremo il nostro spirito aperto e disposto ad accogliere realtà e conoscenze sempre nuove... ecco che allora avremo raggiunto la meta propria dell'Homo Sapiens, e potremo finalmente cominciare a vivere bene. Non sarà che l'inizio.

Ma chi sono io realmente? Qual' è quell'Io che sarebbe venuto fuori - e che ancora può venire fuori - se io facessi veramente attenzione a tutto ciò che si muove dentro di me? Se io osassi dare voce e spazio a quelle parti ancora nascoste? Qual' è quell'io che si cela dietro potenzialità ancora inespresse o addirittura sconosciute, dietro sogni mai presi sul serio, desideri mai ammessi o ideali non seguiti? Quanto ancora potrei dare a me stesso, e potrei dare agli altri e alla vita se diventassi capace di sviluppare appieno ciò che posso essere?

Quello che segue è frutta del mio sacco ed è scritto al femminile perchè non rivolto direttamente ad un essere umano ma ad una mente in generale …

Chissà se capirai pienamente ciò che cerco di esprimere in questo mio sfogo di pensieri, “a volte è difficile anche per me”, altre volte penso di essere un pò matto, ma ora che ho trovato un’altra mente aperta, cosa molto difficile in questo mare di consuetudini, di convenzioni ed in particolare di falsità, ebbene ora cerco di non farmela scappare, cerco di darle qualcosa di mio costringendola così a farmi regalare qualcosa di cui Lei è in possesso e che mi possa far maturare ulteriormente, nel viaggio infinito della vita.

Sai, ciò che ti chiedo è un semplice sforzo nel cercare di mettere ordine nelle mie parole cosicché ciò che con molta fatica cerco di esprimere ti si possa chiarire in un immagine che ti renda l’ idea di ciò che sono o meglio ciò che tento di essere, mettimi a fuoco.

Forse questo sforzo ti sembrerà inutile, perché credi di conoscermi già e magari anche molto bene, ma occhio, ogni giorno, se stai attenta a ciò che ti circonda, ti accorgi che tutto si trasforma e con esso il tuo modo di pensare, ed in quel preciso istante scopri un pò di te stessa, quella parte che ancora non avevi neppure intravisto, quella parte che ti fa sentire diversa da prima, dagli altri, quella parte ti rende speciale, perché è proprio la capacità di modificare il proprio modo di pensare che ci dà la possibilità di avere un pensiero almeno in parte nostro e non dettato totalmente dalle idee altrui.

La domanda è : tutto ciò è utile e può servire a chi ha già realizzato tutto quello che importa nella vita, una famiglia dei figli, un lavoro (anche se non molto gratificante). La risposta è intrinseca all’interno di altre risposte :

Siamo veramente realizzati, tutto ciò che cerchiamo è quello che abbiamo cercato trovato ed avuto ?

Non è che un momento la vita, un momento che andrebbe vissuto il più intensamente possibile, goderla in ogni sua parte e capirla, ma non con superficialità, bensì con coscienza, ascoltando con attenzione quello che ha da dirti, prima con il cuore per gustarne il nettare poi con la mente per apprendere pienamente i suoi segreti e poter dire, Dio esiste ma non perché me l’hanno detto, perché l’ho visto dentro me stessa e dentro agli occhi di chi ho di fronte.

Dio non può essere semplicemente ciò che viene tramandato dalle varie religioni, siamo noi i Profeti della vita e Dio è la vita. Dio siamo noi nel momento in cui proviamo la felicità mentre sprizziamo energia attraverso un sorriso. Non aver paura di amare, non nasconderti dietro questa paura. Posso capire quanto sia difficile per te, se ciò che penso è vero molto più di quanto lo sia per me. Per me è difficile invece starmene zitto non dire ciò che sento dentro, ciò che provo in particolari momenti. Mi è difficile anche dire queste cose nella consapevolezza di una situazione difficile, nella chiara sensazione che prova il detenuto di un carcere con le sbarre volte su un collegio femminile. È difficile lo ammetto, ma per me sarebbe molto più difficile il contrario. Quando non hai qualcosa che ha un altro e non lo sai puoi farne a meno, ma se assaggi un dolce veramente gustoso quando non puoi averlo più, allora stai male veramente. Comunque io scrivo per dare ad altri l’opportunità di capire anche se vagamente la mia realtà, forse l’unico modo per rendere l’idea di ciò è per me dovrei trasformare queste parole in musica, in una melodia le cui note armonizzate nel giusto modo danno quelle sensazioni che fanno venire i brividi alla schiena mettendoti in testa quella voglia di cantare, di lasciarsi andare.

Questo è solo una piccola parte di ciò che vorrei dire, ma sono pochi i momenti in cui ci si trova in stati mentali ispirati e le parole scivolano sulle dita. Non siamo mai maturi, non finchè non troveremo la pace nelle nostre azioni, una pace che provenga dal nostro io e non da un "hai fatto ciò che era giusto", perché non esiste ciò che è giusto e ciò che è sbagliato ma ciò che io ritengo giusto e che tu riterrai alla tua maniera.

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